Un pericolo che non si percepisce
Vasche, serbatoi, silos, cisterne, pozzetti fognari, cunicoli. In molte aziende vengono considerati ambienti “normali”, dove di tanto in tanto qualcuno entra in occasione di una manutenzione o un controllo. Eppure l’aria al loro interno può uccidere in pochi secondi, senza dare alcun segnale.
Il problema è semplice: sono ambienti con aperture ridotte e scarsa ventilazione naturale. L’ossigeno può mancare, possono accumularsi gas tossici o asfissianti, e i nostri sensi non ci avvertono. Quando ce ne accorgiamo, è già troppo tardi.
La cronaca italiana racconta sempre lo stesso copione: un lavoratore entra, perde conoscenza, il collega si lancia a soccorrerlo senza protezioni e muore anche lui. A volte le vittime sono tre, quattro. In pochi minuti.
Effetti fisiologici in funzione della concentrazione di ossigeno (valori indicativi)
- Ossigeno < 19,5%: confusione e affaticamento.
- Ossigeno < 16%: perdita di coordinamento e lucidità.
- Ossigeno < 12%: svenimento immediato, morte in pochi minuti.
Alcuni gas sono ancora più insidiosi. L’idrogeno solforato, tipico di fognature e vasche liquami, ad alte concentrazioni paralizza l’olfatto: non lo senti più proprio quando diventa letale. Il monossido di carbonio è completamente inodore. Non servono situazioni estreme. Una vasca apparentemente vuota, un silos fermo da settimane, un pozzetto “dove si è sempre entrati senza problemi” possono diventare trappole mortali.
Il quadro normativo: DPR 177/2011
Dal 2011 il DPR 177/2011 stabilisce specifici requisiti di qualificazione per le attività svolte in ambienti sospetti di inquinamento o confinati: tali interventi non possono essere eseguiti da personale non qualificato. Le imprese devono dimostrare:
- esperienza documentata di almeno tre anni in attività analoghe, con personale esperto che rappresenti almeno il 30% delle risorse impiegate e preposti con esperienza triennale;
- formazione e addestramento specifici per le mansioni e i rischi connessi, incluso il datore di lavoro se operativo, con verifica dell’apprendimento e aggiornamenti periodici;
- sorveglianza sanitaria attiva e idoneità in corso di validità;
- fornitura e uso di DPI e attrezzature adeguate ai rischi, con relativo addestramento all’uso;
- regolarità contributiva e applicazione integrale del CCNL di riferimento.
In caso di affidamento a imprese esterne, il committente è tenuto a verificare la qualificazione dell’appaltatore e a fornire informazioni complete sui rischi, sulle misure di prevenzione e sulle procedure di emergenza, assicurando adeguata cooperazione e coordinamento. Il subappalto è vietato, salvo i casi espressamente previsti dal DPR.
Cosa fare concretamente
Prima dell’accesso
- Analizzare l’atmosfera con rilevatori multigas (ossigeno, combustibili, tossici). Ogni volta, con strumenti tarati.
- Bonificare se necessario: svuotare, lavare, ventilare.
- Isolare le fonti di pericolo applicando procedure di Lockout/Tagout (LOTO): non limitarsi a chiudere gli interruttori o le valvole, ma bloccarli fisicamente con lucchetti e applicare flange cieche sulle tubazioni per impedire l’immissione accidentale di fluidi o gas.
- Predisporre il recupero: treppiede con verricello, imbracatura, linea di comunicazione. Tutto pronto prima che qualcuno entri.
Durante il lavoro
- Mai da soli: Presenza di personale addestrato all’esterno, in contatto continuo, con compiti definiti di sorveglianza ed emergenza.
- Monitoraggio continuo dell’atmosfera.
- Permesso di lavoro scritto: checklist che attesta le verifiche effettuate e le misure di sicurezza attive prima dell’accesso.
Attrezzature necessarie
- Rilevatori multigas portatili (O₂, LEL, CO, H₂S), tarati regolarmente.
- Autorespiratori o respiratori ad adduzione d’aria. Le maschere a filtro sono vietate se la concentrazione di ossigeno è inferiore al 19,5% o se il gas è ignoto. In questi casi è obbligatorio l’uso di autorespiratori o sistemi ad adduzione d’aria dalla superficie. L’aria deve essere portata dall’esterno, non filtrata sul posto.
- Sistema di recupero: treppiede, verricello, imbracatura con attacco dorsale.
- Ventilatori per ambienti confinati.
Formazione: serve l’addestramento pratico
Il DPR 177/2011 richiede espressamente addestramento pratico, non limitato alla formazione teorica, adeguato alle attrezzature e alle procedure effettivamente utilizzate. I lavoratori devono saper usare concretamente rilevatori e autorespiratori, conoscere le manovre di recupero ed aver interiorizzato la regola fondamentale: mai entrare per soccorrere senza protezioni.
Quest’ultimo punto va ripetuto fino alla nausea. L’istinto di aiutare un collega è fortissimo, ma entrare senza autorespiratore dove qualcuno è svenuto significa con ogni probabilità diventare la seconda vittima.
In caso di emergenza
- Non entrare senza protezioni. Mai. È così che si diventa la seconda vittima.
- Chiamare il 118 specificando che si tratta di uno “spazio confinato”.
- Recuperare dall’esterno con treppiede e verricello (o altri sistemi di recupero idonei).
- Ventilare se possibile.
- Entrare solo con autorespiratore e imbracatura collegata, se assolutamente indispensabile.
Il tempo di intervento è estremamente ridotto: secondo la letteratura medica, l’assenza di ossigeno può determinare danni cerebrali irreversibili in soli pochi minuti.
Settori più esposti
Depurazione e trattamento acque, agricoltura e zootecnia (silos, vasche liquami), industria alimentare e vitivinicola, industria chimica, aziende con serbatoi interrati, manutenzione industriale, edilizia (scavi, gallerie).
In sintesi
Gli spazi confinati non perdonano l’improvvisazione. Il “controllo veloce” è la situazione più pericolosa, perché si sottovaluta il rischio. Valutazione specifica, procedure scritte, attrezzature adeguate, personale addestrato, presidi di emergenza pronti: non sono adempimenti formali, sono ciò che fa la differenza tra un lavoro sicuro e una tragedia. La gestione degli spazi confinati richiede pianificazione, competenza e disciplina operativa: l’improvvisazione, in questi ambienti, è quasi sempre fatale.
Contributo tecnico di: Ing. Francesco Xhaferri – Responsabile Tecnico – Agenzia Nazionale Sicurezza sul Lavoro