Il deposito non è un semplice angolo del capannone
In molte aziende le bombole finiscono dove risulta più comodo nel tempo, ovvero vicino alla produzione, sotto una tettoia, in un angolo del piazzale. Ma comodità non significa sicurezza. Il deposito deve essere una scelta consapevole, basata sulla tipologia dei gas presenti, quantità e caratteristiche dell’area.
Ogni bombola combina due rischi da non sottovalutare:
– è un recipiente in pressione, pericoloso se urtato, danneggiato o coinvolto in un incendio;
– contiene un gas che può essere infiammabile, comburente, asfissiante, tossico o corrosivo.
Anche poche bombole, se mal collocate, possono generare uno scenario difficile da gestire. L’azienda deve quindi sapere cosa possiede, decidere dove collocarlo, evitare accostamenti incompatibili, verificarne periodicamente lo stato e definire regole chiare per chi le utilizza.
Il primo passo è sapere cosa c’è
Prima di parlare di distanze o armadi, serve un censimento. Per ogni bombola vanno registrati: gas o miscela contenuta, numero di recipienti, capacità o massa, ubicazione, stato (piena o vuota) e data della prossima riqualificazione. Questo elenco permette di capire la reale consistenza del deposito, evitando che riserve, bombole inutilizzate o recipienti vuoti sfuggano al controllo.
L’identificazione parte dall’etichetta della bombola e dalla scheda dati di sicurezza del gas: il colore dell’ogiva è un supporto, non un sostituto. Completato il censimento, l’azienda può rispondere a due domande decisive:
- Le quantità comportano adempimenti di prevenzione incendi?
- Il luogo scelto è coerente con i pericoli dei gas presenti?
Quando occorre verificare la prevenzione incendi
Il D.P.R. 151/2011 individua alcune soglie oltre le quali l’attività rientra nei controlli dei Vigili del Fuoco. La verifica non si esegue sempre allo stesso modo: per alcuni gas si considera la capacità geometrica dei recipienti, per altri la massa del gas; in determinate lavorazioni contano invece il consumo orario o il numero degli addetti.
La tabella seguente serve come primo orientamento.

Nota: Gli esempi in bombole sono soltanto indicativi, il calcolo deve essere eseguito sui dati reali dei recipienti. Le bombole vuote non bonificate contengono ancora gas residuo e devono continuare a essere gestite con cautela
Se la quantità si avvicina o supera una soglia, conviene coinvolgere un professionista antincendio: a seconda della categoria (A, B o C) cambiano gli adempimenti, dalla SCIA antincendio alla valutazione preventiva dei Vigili del Fuoco. Restare sotto soglia non significa però agire senza regole: restano gli obblighi di tutela dei lavoratori, oltre a eventuali disposizioni specifiche, come per i depositi di GPL in recipienti mobili, dove fino a 5.000 kg si applicano le misure della Circolare VVF n. 74/1956, valide anche sotto la soglia.
Come scegliere e organizzare il deposito
Quando compatibile con il gas e le norme applicabili, un’area esterna delimitata e ben ventilata è in genere la soluzione più semplice.
Il pavimento dev’essere stabile e non combustibile, protetto da urti dei mezzi, fonti di calore e accumulo di combustibili. Non sono adatti vie di esodo, sottoscala, locali ciechi o punti di passaggio.
Le bombole vanno tenute nella posizione prevista dal fabbricante, di norma verticale, fissate a una struttura stabile e con cappellotto o protezione della valvola quando previsti. Tubazioni, impianti antincendio o arredi non possono fungere da ancoraggio.
La separazione tra gas diversi non si decide su colore o nome commerciale, ma su etichetta e scheda dati di sicurezza, valutando tutti i pericoli della sostanza: infiammabili e comburenti, ad esempio, non vanno accostati senza una separazione motivata. Non esiste una distanza universale di 6 metri: va definita dalla regola specifica o da una valutazione tecnica documentata.
Anche la ventilazione dipende dal gas: l’idrogeno tende a salire, GPL e anidride carbonica si accumulano in basso. Se quella naturale non basta, può servire un’estrazione meccanica o un rilevatore che comunque non sostituisce la ventilazione e va progettato per il pericolo specifico.
Bombole piene, vuote e fuori servizio vanno infine stoccate in settori distinti, secondo le famiglie di pericolo. L’accesso è riservato al personale autorizzato, con indicazioni chiare all’ingresso su gas, divieti e comportamenti e un inventario sempre disponibile in emergenza.

Figura 1 – Schema orientativo. Distanze e barriere devono essere definite per il caso concreto.
Se le bombole devono restare all’interno
In alcuni processi una o più bombole devono restare vicino al punto di utilizzo. In questi casi può essere previsto un armadio di sicurezza conforme alla UNI EN 14470-2, purché la valutazione confermi che la collocazione interna è adeguata. Non è un normale armadio metallico, né va confuso con quello per liquidi infiammabili.
L’armadio è classificato G15, G30, G60 o G90 in base al tempo per cui limita il riscaldamento della valvola durante un incendio. Può contenere un volume complessivo non superiore a 220 litri e va collegato a una ventilazione permanente: almeno 10 ricambi d’aria all’ora per gas infiammabili o comburenti, 120 per i tossici. Le bombole vanno vincolate e lo scarico dell’aria diretto in un punto sicuro.
Nota: L’armadio è una protezione aggiuntiva, non una scorciatoia. Non rende idoneo un locale privo di ventilazione e non sostituisce la valutazione dei rischi chimico, incendio o atmosfere esplosive: per i gas infiammabili detenuti all’interno può servire la classificazione delle zone ai sensi del Titolo XI del D.Lgs. 81/2008.
Il controllo migliore si fa al ricevimento
La bombola va controllata prima di entrare in deposito o reparto: etichetta leggibile, valvola e protezioni integre, riqualificazione non scaduta. La periodicità, fissata dall’ADR, varia in base a gas e recipiente: 10 anni per molte bombole metalliche industriali, 5 anni o scadenze diverse per altri gas o recipienti.
Oltre la data prevista, la bombola non va riempita né rimessa in servizio: va isolata e affidata al fornitore o a un soggetto autorizzato. L’ADR ne consente il trasporto oltre scadenza solo a questo scopo, non per l’uso normale.
Il gas si riconosce anzitutto dall’etichetta. Il colore dell’ogiva (UNI EN 1089-3) aggiunge un’informazione sul pericolo o, per alcuni gas, sull’identità della sostanza, ma non vale per tutti i recipienti: restano esclusi GPL, gas refrigeranti e estintori portatili.

Figura 2 – Colori dell’ogiva secondo UNI EN 1089-3. L’etichetta resta il riferimento principale.
Durante l’uso: poche regole, sempre le stesse
Per spostare una bombola serve un carrello idoneo, con il recipiente vincolato: non va trascinata, fatta rotolare orizzontalmente o sollevata dal cappellotto. Prima di rimuovere l’eventuale protezione della valvola, va messa in posizione stabile.
Riduttore e raccordi devono essere compatibili con il gas e non vanno modificati. Con ossigeno e altri comburenti, oli, grassi e guanti sporchi vanno tenuti lontani. La valvola si apre lentamente, solo con volantino o chiave previsti dal fabbricante o fornitore: se è dura, non va forzata.
A fine lavoro la valvola va chiusa e tappi e protezioni ripristinati. La bombola esaurita torna nel settore dedicato e viene restituita secondo le indicazioni del fornitore, mai lasciata lungo le vie di esodo né usata come parte di un circuito elettrico.
Conclusioni
Il modo più efficace per adeguare lo stoccaggio è partire dal censimento delle bombole: fotografie, quantità, etichette, schede di sicurezza e scadenze. Da qui si ricostruisce la situazione reale, compresi i recipienti di riserva o non più utilizzati.
Di seguito degli accorgimenti pratici:
- Da fare subito: rimuovere le bombole da vie di esodo e punti esposti a urti o calore, metterle in posizione stabile, separare le incompatibilità evidenti, isolare i recipienti danneggiati o scaduti.
- Da programmare: verificare soglie antincendio e disposizioni specifiche, scegliere l’area definitiva, definire le opere necessarie (delimitazione, ventilazione, barriera, protezione dagli urti, armadio o rilevazione).
- Da mantenere nel tempo: aggiornare l’inventario, controllare le bombole in ingresso, formare gli utilizzatori, verificare periodicamente che il deposito non torni un’area improvvisata.
Un deposito sicuro non dipende da una distanza standard o da un armadio comprato senza criterio. Dipende dal sapere quali bombole si hanno, dallo scegliere un luogo adatto e dall’applicare poche regole ogni giorno. Il primo passo è censire, verificare, decidere chi fa cosa.
Contributo tecnico di: Ing. Francesco Xhaferri – Responsabile Tecnico – Agenzia Nazionale Sicurezza sul Lavoro