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CAMBIAMENTI CLIMATICI: DAL METEO AL RISCHIO D’IMPRESA

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I cambiamenti climatici non sono un tema “di contorno” ma rappresentano un moltiplicatore di rischio che tocca salute, sicurezza, continuità produttiva, forniture, costi energetici e reputazione dell’azienda.

Con l’Emendamento 1:2024, le norme ISO sui sistemi di gestione richiedono in modo esplicito di considerare il clima quando si analizzano il contesto dell’organizzazione (punto 4.1) e le esigenze delle parti interessate (punto 4.2).

Ecco una breve e concreta panoramica dell’argomento, pensata per generare spunti e guidare le scelte future.

 

Che cos’è l’Emendamento 1:2024, da chi è stato introdotto e con quale finalità

Nel febbraio 2024 l’organismo internazionale ISO, insieme al Forum internazionale degli accreditamenti (IAF), ha annunciato un emendamento applicato ai principali standard per i sistemi di gestione. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: rendere esplicito che il cambiamento climatico può influenzare la capacità di un sistema di gestione di raggiungere i propri risultati. Per questo motivo le norme richiedono di valutare se il clima è una questione rilevante per l’azienda (punto 4.1), nonché verificare se le parti interessate (clienti, lavoratori, autorità, comunità, assicurazioni e fornitori) esprimono aspettative legate al clima (punto 4.2). Le modifiche riguardano, tra le altre, le norme su qualità (ISO 9001), ambiente (ISO 14001), salute e sicurezza (ISO 45001) ed energia (ISO 50001).

 

Perché tocca salute, sicurezza e impresa

Il caldo prolungato aumenta lo stress termico e i rischi di incidenti; l’aria può peggiorare per presenza di fumi, polveri e ozono; gli eventi intensi (piogge eccezionali, vento, fulminazioni) interrompono attività e accessi; dopo allagamenti e umidità crescono muffe e agenti biologici.

Sulla produttività, le temperature elevate possono alterare i processi e aumentare scarti ed errori; la catena di fornitura è più fragile se i fornitori operano in aree esposte; assicurazioni e credito guardano con attenzione alla resilienza; sul capitale umano si osservano più assenze e infortuni.

In sintesi: il clima influenza obiettivi, processi e risultati.

 

Che cosa fare nel concreto

Il primo passo è guardare la propria azienda con occhi nuovi. L’analisi del contesto e delle parti interessate deve oggi includere, in modo chiaro e documentato, anche la variabile “clima”. Significa chiedersi come ondate di calore, piogge estreme, vento o scarsa qualità dell’aria possano influire su persone, processi e fornitori, e quali aspettative emergano da clienti, lavoratori, comunità o autorità su questi aspetti.

A seguire, potrebbe essere utile una vera e propria mappa delle esposizioni: per ogni sede, attività o mansione individuare i possibili scenari (es. caldo eccessivo, allagamenti, fumi, blackout o interruzioni idriche) e valutarne la probabilità e l’impatto. Non è teoria, ma un modo per capire dove l’organizzazione è più vulnerabile.

Occorre sicuramente stabilire soglie di attivazione chiare, basate su dati misurabili. Un indice di stress termico (come il WBGT) o un valore di qualità dell’aria possono diventare campanelli d’allarme. Superata la soglia, si attivano risposte standard: turni più brevi, pause aggiuntive, dotazioni di dispositivi adeguati, o, se necessario, sospensioni temporanee delle attività e procedure di emergenza o di continuità.

Nel contempo, è utile puntare su interventi rapidi e ad alto rendimento: ombreggiamenti nelle aree più calde, ventilazione e filtrazione potenziata dell’aria, sensori ambientali, barriere mobili contro allagamenti, gruppi elettrogeni per i punti critici e protezioni per i sistemi informatici e i dati.

Infine, non va dimenticato il fattore umano: formare preposti e lavoratori perché riconoscano i segnali precoci (colpi di calore, aria pesante, temporali improvvisi) e sappiano come reagire in modo sicuro. Anche pochi minuti di formazione mirata possono fare la differenza.

 

Sguardo al futuro: dalla reazione alla prevenzione

Il vero salto di qualità sarà passare dalla risposta all’evento alla prevenzione basata su dati. Significa: integrare i dati meteo e di qualità dell’aria nei sistemi informativi, progettare impianti e ambienti con soluzioni passive (ombreggiamento, ventilazione naturale, materiali riflettenti), ridefinire turni e mansioni nelle stagioni critiche, qualificare i fornitori anche per resilienza climatica, legare incentivi interni al miglioramento di sicurezza, efficienza e continuità.

Chi si muove ora non solo è conforme all’Emendamento 1:2024, ma riduce costi, fermi impianto e infortuni, proteggendo risorse umane e produttive.

Contributo tecnico di:  Dott. Mirko Stasio Donatelli – Responsabile Tecnico – Agenzia Nazionale Sicurezza sul Lavoro

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