L’illuminazione di emergenza è un elemento cruciale per la sicurezza delle persone in qualsiasi edificio pubblico o privato. Non si tratta solo di rendere visibili le vie di fuga in caso di blackout, ma di garantire che le persone possano orientarsi rapidamente e in sicurezza verso l’uscita. La recente pubblicazione della UNI EN 1838:2025 segna un’evoluzione significativa rispetto alla precedente versione del 2013, introducendo requisiti più stringenti e dettagliati, frutto di anni di esperienza e nuove esigenze di sicurezza.
Questa nuova edizione mira a migliorare drasticamente la capacità di evacuazione in situazioni critiche, ponendo l’accento non solo sulla quantità di luce, ma sulla sua corretta distribuzione e sui “punti focali” essenziali per l’orientamento. Analizziamo insieme le principali novità che progettisti, installatori e verificatori dovranno considerare.
Illuminamento delle vie di esodo
Uno dei punti cardine della norma riguarda la definizione più rigorosa dei livelli di illuminamento lungo le vie di esodo. Se prima alcune indicazioni potevano lasciare spazio a interpretazioni, ora la norma è molto più chiara su come e dove misurare l’illuminamento minimo.
Per le vie di esodo larghe fino a 2 metri: Mentre la UNI EN 1838:2013 richiedeva 1 lux (lx) minimo sulla linea mediana e 0,5 lx nella fascia centrale (larga metà del percorso), la nuova UNI EN 1838:2025 eleva il requisito a 1 lx minimo su tutta la fascia centrale, sempre di larghezza pari a metà della via. Viene esclusa una fascia laterale di 1/4 della larghezza ai bordi, ma è fortemente raccomandato di non applicare tale esclusione per una maggiore sicurezza. Questo significa che l’area effettivamente illuminata in modo efficace si estende, garantendo una maggiore visibilità.
Per le vie di esodo più larghe di 2 metri: La precedente norma prevedeva un trattamento come insieme di strisce da massimo 2 metri o l’applicazione dei criteri di illuminazione antipanico. Ora, la UNI EN 1838:2025 stabilisce un requisito più diretto: almeno 1 lx su tutta la superficie, con l’esclusione di una fascia di soli 0,5 metri lungo il perimetro. Anche in questo caso, la norma consiglia vivamente di illuminare l’intero percorso, inclusi i punti di inizio e fine, per facilitare l’orientamento.
Vie di esodo non chiaramente definite in aree aperte: Questa è una novità importante. In spazi ampi dove non ci sono pareti o barriere a definire un percorso chiaro (pensiamo a un supermercato o un open space), la nuova norma impone un illuminamento minimo di 1 lx su una fascia larga almeno 2 metri lungo il percorso di evacuazione più breve e intuitivo. Anche qui, si sconsiglia l’esclusione della fascia di 0,5 metri all’inizio e alla fine del percorso, a meno che non sia giustificato da specifiche esigenze antipanico. L’obiettivo è rendere immediatamente riconoscibile e percorribile la via più sicura verso l’uscita.
Punti di enfasi
I “punti di enfasi” sono aree strategiche che devono essere rese chiaramente visibili in emergenza perché ospitano informazioni o dispositivi critici per l’evacuazione. La UNI EN 1838:2025 amplia significativamente l’elenco di questi punti, specificando un illuminamento di almeno 5 lx sul piano verticale (a 1 metro di altezza). Vediamo le aggiunte più rilevanti:
- Entro 2 metri da planimetrie per l’evacuazione: Essenziale per chi cerca orientamento visivo.
- Entro 2 metri da pulsanti di chiamata degli ascensori: Per facilitare l’uso in sicurezza, ove consentito.
- Nei corridoi tra gli ascensori e la via di esodo: Assicurando una transizione illuminata verso il percorso di fuga.
- Entro 2 metri da comandi di sblocco manuale di porte elettronicamente bloccate: Per consentire un’apertura rapida in caso di guasto elettrico.
- In prossimità di allarmi ottici nei servizi igienici: Per garantire che le segnalazioni visive siano percepite anche da persone con disabilità uditive.
Queste integrazioni sottolineano l’attenzione della norma a coprire ogni possibile punto di criticità durante un’evacuazione, fornendo una guida visiva chiara e immediata.
Aree specifiche
La nuova norma introduce obblighi specifici per ambienti che prima erano meno dettagliati o lasciati all’interpretazione, riconoscendone l’importanza per la sicurezza.
Servizi igienici e spogliatoi: Ora, se la superficie dei servizi igienici è superiore a 8 m², è richiesta un’illuminazione antipanico con un minimo di 0,5 lx. Ancora più stringente il requisito per i servizi igienici per disabili, quelli dotati di fasciatoio o con cabine doccia senza copertura superiore: qui è richiesto un illuminamento minimo di 1 lx a pavimento (e 1 lx anche sul fasciatoio). Le “lobbies” antistanti devono essere illuminate come vie di esodo.
Piscine pubbliche coperte: Una novità interessante riguarda le piscine coperte, per le quali vengono introdotte raccomandazioni specifiche, sebbene non obblighi stringenti: 5 lx sulla superficie dell’acqua e 5 lx a livello del pavimento lungo i bordi e nei percorsi verso trampolini e scivoli. Questo riflette una maggiore consapevolezza dei rischi in questi ambienti e l’importanza di una chiara visibilità anche in emergenza.
Locali tecnici: Nei locali tecnici, dove spesso si trovano quadri elettrici e apparecchiature vitali, la norma ribadisce un minimo di 0,5 lx a pavimento e introduce l’obbligo di 5 lx sul piano del compito visivo per le apparecchiature principali di controllo e i quadri elettrici, sia per l’illuminazione ordinaria che di emergenza.
Segnaletica di sicurezza
Anche la segnaletica di sicurezza, elemento fondamentale dell’orientamento in emergenza, è stata oggetto di aggiornamenti.
- I segnali luminosi sempre accesi (SA) diventano obbligatori nei luoghi dove gli occupanti non hanno familiarità con l’ambiente, garantendo una visibilità costante e prevenendo il disorientamento.
- In emergenza, mentre la luminanza dei segnali interni rimane ≥ 2 cd/m², i segnali esterni devono ora garantire un illuminamento verticale di almeno 5 lx, un requisito nuovo che ne migliora la leggibilità dall’esterno o in aree di passaggio.
- L’altezza di installazione dei segnali è ora più precisamente definita: tra 2 e 3 metri dal pavimento, superando la generica indicazione “≥ 2 metri” della versione precedente.
Incertezze di misura e accettazione dei valori
Un aspetto pratico di grande importanza per chi effettua le verifiche è la chiarificazione sulle tolleranze di misura. La norma (articolo B.7) ammette che, anche con l’uso di strumenti di classe B e adeguate precauzioni, l’incertezza della misura difficilmente scende sotto il 10%.
Questo si traduce in una regola chiara: se il valore minimo richiesto è, ad esempio, 1 lx, una misura di ≥ 1,1 lx sarà considerata accettabile. Viene anche specificato che non è richiesto un titolo professionale specifico per chi effettua le misure, ma è indispensabile che il soggetto possieda competenze e abilità adeguate per garantire l’accuratezza e la validità dei rilievi.
La nuova edizione della UNI EN 1833:2025 introduce criteri più chiari, meno ambigui e ambiti applicativi estesi, con livelli di illuminamento più elevati nelle aree critiche.
Per i professionisti del settore, ciò implica una maggiore attenzione e precisione in fase di progettazione, installazione e verifica degli impianti. I requisiti più stringenti si traducono in una maggiore tutela per gli occupanti degli edifici, garantendo condizioni di evacuazione più sicure ed efficienti in caso di emergenza.