La legionellosi è una malattia infettiva potenzialmente grave, causata da batteri del genere Legionella, che trovano terreno fertile in ambienti acquatici artificiali, soprattutto se trascurati dal punto di vista impiantistico e manutentivo. Il D. Lgs. 81/08 classifica la Legionella come agente biologico del gruppo 2 (Allegato XLVI), imponendo ai datori di lavoro l’obbligo di valutare e, se necessario, gestire il rischio specifico.
Troppo spesso, però, si pensa alla Legionella solo in ambito sanitario o alberghiero. In realtà, qualsiasi edificio con impianti idrotermosanitari complessi (uffici, scuole, stabilimenti, industrie, ecc.) può diventare un potenziale ambiente favorevole alla proliferazione del batterio.
Dove si annida la Legionella
Le Legionelle prediligono ambienti umidi e tiepidi, con temperature comprese tra i 25°C e i 45°C. Gli impianti idrici e aeraulici sono i principali veicoli di proliferazione, specialmente in presenza di:
– acqua stagnante o flussi irregolari
– tratti di impianto ciechi o inutilizzati
– biofilm (soprattutto nelle tubature datate)
– incrostazioni, ruggine o presenza di materiali organici
– torri evaporative e impianti di climatizzazione con ricircolo
Modalità di contagio e conseguenze sulla salute
La legionellosi si contrae esclusivamente per inalazione di micro-goccioline d’acqua (aerosol) contaminate dal batterio, generate da impianti idrici o di climatizzazione.
Non si trasmette per contatto diretto né bevendo acqua. Una volta inalata, la Legionella può raggiungere i polmoni e causare una grave infezione respiratoria nota come malattia del legionario, una forma di polmonite acuta potenzialmente letale, soprattutto nei soggetti anziani o immunodepressi.
Buone pratiche di prevenzione
Per ridurre la probabilità di contaminazione, le linee guida (Ministero della Salute, ASL territoriali, WHO) suggeriscono alcune azioni semplici ma fondamentali:
– mantenere l’acqua calda sopra i 60°C e quella fredda sotto i 20°C
– effettuare periodici flussaggi dei terminali idrici (rubinetti, docce, ecc.)
– sostituire periodicamente filtri, aeratori e rompigetto
– pulire e disinfettare serbatoi, torri di raffreddamento, boiler, filtri impianti clima
– aggiornare e conservare un registro degli interventi
Un protocollo efficace di controllo e monitoraggio
Le migliori prassi si basano sull’adozione di un vero e proprio piano di autocontrollo, che comprende:
– mappatura degli impianti e analisi del rischio
– campionamenti periodici dell’acqua (punti sentinella es.)
– valutazione delle concentrazioni di Legionella (UFC/litro)
– soglie d’intervento chiare e condivise
– azioni correttive e misure straordinarie (es. shock termico, iper clorazione, trattamenti UV)
La gestione del rischio Legionella non può essere improvvisata. È necessaria una strategia programmata, documentata e coerente con le linee guida nazionali (Ministero della Salute es.), quelle regionali e gli orientamenti delle ASL territoriali.
Non serve allarmare: serve conoscere e agire con metodo. Una buona prevenzione è la miglior protezione contro il rischio di contagio.
Contributo tecnico di: Mirko Stasio Donatelli – Responsabile Tecnico – Agenzia Nazionale Sicurezza sul Lavoro