L’evento di Crans-Montana rappresenta un caso emblematico di come un incendio, pur originato da un innesco verosimilmente accidentale, possa evolvere rapidamente in una tragedia quando si verifica in determinate circostanze.
Il caso
Le ricostruzioni disponibili suggeriscono che l’innesco sia avvenuto in prossimità del soffitto e che i materiali presenti abbiano favorito una rapida propagazione delle fiamme e la produzione di fumi caldi e tossici, riducendo drasticamente il tempo disponibile per l’evacuazione. Il Codice di prevenzione incendi affronta esplicitamente questo aspetto per le attività di intrattenimento e di spettacolo a carattere pubblico (RTV V.15), prevedendo l’impiego di materiali con un comportamento al fuoco tale da limitare sia la velocità di sviluppo dell’incendio sia la produzione di fumi in ambienti affollati.
Tuttavia, è la configurazione del sistema di esodo ad aver inciso in modo determinante sull’esito dell’evento. Dalle planimetrie e dalle ricostruzioni emerge una configurazione con un piano seminterrato e un piano terra, entrambi affollati, serviti di fatto da un’unica scala interna e da una sola uscita verso l’esterno effettivamente fruibile in emergenza, a fronte della presenza di una seconda porta risultata non utilizzabile. In condizioni di rapido sviluppo dell’incendio, la convergenza delle persone verso l’unica uscita ha generato un accalcamento che ha impedito la risalita degli occupanti del piano seminterrato, privi di vie di esodo alternative realmente disponibili.
Cosa dice la normativa
La Regola Tecnica Verticale V.15 del Codice di prevenzione incendi affronta direttamente queste criticità, richiedendo che il sistema di esodo sia progettato tenendo conto degli affollamenti previsti e delle condizioni di esercizio più gravose, garantendo vie di esodo adeguate e tra loro indipendenti, soprattutto in presenza di piani interrati o seminterrati.
In questo contesto si inserisce anche la recente circolare del Ministero dell’Interno (15 gennaio 2026), che ha fornito chiarimenti sull’inquadramento delle attività di bar e ristorazione rispetto ai locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo. Pur ribadendo le distinzioni formali, la circolare richiama l’importanza di valutare la sicurezza in funzione delle condizioni reali di esercizio, in particolare in termini di affollamento, configurazione degli spazi e caratteristiche del sistema di esodo.
Il Codice di prevenzione incendi offre una chiave di lettura chiara: la sicurezza non dipende da una singola misura, ma da un sistema integrato in cui materiali, impianti, gestione e vie di esodo devono essere coerenti tra loro. In questo sistema, la progettazione assume un ruolo centrale, perché è in questa fase che si decide se un’attività sarà in grado di gestire l’imprevisto o se, al contrario, sarà esposta a un collasso improvviso in caso di incendio.
Per concludere
Il caso di Crans-Montana non insegna tanto come evitare ogni incendio, quanto come evitare che un incendio si trasformi in una tragedia collettiva. La prevenzione efficace passa dalla capacità della progettazione di offrire alle persone più di una possibilità di salvezza, garantendo margini di sicurezza anche in condizioni degradate. In questo senso, la progettazione antincendio non è un adempimento formale, ma uno strumento essenziale di tutela della vita.
Contributo tecnico di: Per. Ind. Matteo Di Francesco – Responsabile Tecnico – Agenzia Nazionale Sicurezza sul Lavoro
*Immagine di copertina illustrativa generata con IA.