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SCALE NEI LUOGHI DI LAVORO: LA GESTIONE CHE FA LA DIFFERENZA

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Le scale sono tra le attrezzature più diffuse nei luoghi di lavoro. Proprio per questo vengono spesso percepite come elementi banali, per cui vengono spostate, usate, riposte ogni giorno senza che la loro presenza generi particolare attenzione. Eppure, quando una scala diventa mezzo di accesso a impianti, coperture, vasche o postazioni in quota, smette di essere un semplice attrezzo e diventa parte del sistema di prevenzione aziendale. E come ogni elemento di quel sistema, ha bisogno della corretta gestione.

 

Non è “solo una scala” è un’attrezzatura di lavoro

Dal punto di vista della sicurezza, la scala è un’attrezzatura di lavoro a tutti gli effetti. Deve essere scelta in funzione dell’uso previsto, mantenuta in condizioni adeguate e controllata nel tempo. Questa distinzione non è formale: significa che non basta che ci sia una scala in azienda, occorre che sia idonea al compito da svolgere, compatibile con l’ambiente e conservata in modo da non introdurre rischi aggiuntivi.

Il rischio non nasce soltanto dalla caduta dall’alto. Nasce anche da tutto ciò che la precede, ovvero un piolo deformato, un piedino antisdrucciolo consumato, un fissaggio allentato, una gabbia corrosa, un sistema anticaduta mai verificato. Segnali spesso minimi, ma capaci di modificare in modo sostanziale l’affidabilità dell’attrezzatura.

 

Tre concetti da non confondere: controllo, verifica, manutenzione

Uno degli errori più frequenti è usare questi tre termini come sinonimi.

In realtà indicano 3 azioni distinte, con logiche e finalità diverse.

  • Controllo: prima di salire vanno controllate anomalie visibili, stabilità, superfici danneggiate, condizioni ambientali. È il più rapido, ma non secondario.
  • Verifica periodica: a cadenza programmata vanno verificati stato di conservazione, confronto con le istruzioni del fabbricante, idoneità all’uso nel contesto attuale. Richiede criteri definiti, competenza e tracciabilità.
  • Manutenzione: quando il controllo o la verifica rilevano qualcosa di non conforme si procede al ripristino, sostituzione o messa fuori servizio. È proprio in questo passaggio che molte aziende mostrano le fragilità maggiori, in quanto risultano anomalie segnalate ma non gestite correttamente, riparazioni informali, assenza di criteri per decidere quando una scala non è più idonea.

 

Scale verticali permanenti: un rischio che cresce nel tempo

Le scale verticali permanenti, installate su edifici, impianti o infrastrutture richiedono un’attenzione ulteriore. Restano esposte nel tempo a intemperie, vibrazioni, atmosfere aggressive e urti accidentali. Il degrado può essere lento, poco visibile e proprio per questo pericoloso.

Una scala installata a regola d’arte, ma mai sottoposta a successivi controlli, può diventare nel tempo un punto critico del sistema di sicurezza. La UNI 11962:2024 costituisce un riferimento normativo fondamentale per strutturare un piano di gestione di questi accessi, definendo criteri per le ispezioni periodiche, le verifiche tecniche e la relativa documentazione.

Nella tabella seguente si riassumono i soggetti responsabili e le modalità di attivazione di ciascuna ispezione secondo la UNI 11962:2024.

 

 

Tipo di ispezione Soggetto incaricato Quando si effettua
Preliminare

al montaggio

Installatore base Prima dell’installazione, secondo il prospetto 3

della UNI 11962:2024 in allegato e il manuale di istruzioni;

particolare attenzione in caso di deposito prolungato

o in condizioni inidonee.

Controllo Utilizzatore Prima di ogni utilizzo, secondo il prospetto 4

e il manuale di istruzioni

Verifica periodica Installatore Ad intervalli definiti dal fabbricante e al massimo:

annuale per classe S1, biennale per

classe S2 (controlli del prospetto 3)

Straordinaria Installatore avanzato

e/o tecnico abilitato

Dopo caduta di una persona, rilievo di difetti o inconvenienti,

eventi atmosferici eccezionali o modifiche strutturali;

la scala è preventivamente posta fuori servizio

 

 

La gabbia non è sempre la risposta

Per molti anni la presenza della gabbia su una scala verticale è stata percepita come una protezione sufficiente e quasi automatica. In realtà la scelta del sistema di protezione deve essere valutata in relazione al contesto: altezza, frequenza d’uso, condizioni ambientali, possibilità di recupero in emergenza, compatibilità con i DPI anticaduta.

Nelle configurazioni con sistema anticaduta guidato, il problema si sposta anche sulla corretta informazione e formazione degli utilizzatori. Un dispositivo anticaduta non è efficace solo perché installato: deve essere conosciuto da chi lo usa, controllato nel tempo e inserito in una procedura che consideri anche le modalità di recupero del lavoratore in caso di emergenza.

 

Cosa verificare nella tua azienda: cinque domande

Un’autovalutazione rapida, attraverso cinque domande, può rivelare criticità significative:

  • Le scale presenti in azienda sono tutte censite e identificate?
  • Esiste una distinzione documentata tra scale portatili e scale permanenti?
  • I controlli sono programmati, o avvengono solo dopo una segnalazione?
  • Le anomalie rilevate vengono gestite o restano segnalazioni verbali?
  • Esiste un criterio per decidere quando una scala va messa fuori servizio?

Due o più risposte negative indicano un’area di attenzione concreta. La distanza tra la presenza fisica di una scala e la sua gestione organizzata è spesso il punto in cui si crea il rischio.

 

La sicurezza non è nella scala, ma nel sistema che la gestisce

Una scala sicura non coincide necessariamente con una scala nuova. La sicurezza dipende dalla capacità dell’organizzazione di mantenerla affidabile nel tempo: controllarne l’evoluzione, intercettare i segnali di degrado, impedirne l’uso quando le condizioni non sono più adeguate.

Rendere strutturati i controlli significa trasformare un gesto quotidiano come salire su una scala in un’operazione governata e consapevole. È una forma concreta di prevenzione, perché interviene su un’attrezzatura che molti utilizzano, ma che pochi osservano davvero.

 

Prospetto 3 della norma UNI 11962:2024:

 

Contributo tecnico di:  Ing. Francesco Xhaferri – Responsabile Tecnico – Agenzia Nazionale Sicurezza sul Lavoro

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