Il fenomeno e il suo rilievo
Le attività caratterizzate da movimenti ripetitivi o azioni tecniche frequenti degli arti superiori, anche con carichi relativamente bassi, sono oggi riconosciute come causa primaria di disturbi muscolo‑scheletrici e tendinei del polso, avambraccio, gomito e spalla. Anche in assenza di carichi pesanti, il continuo sollecitamento può generare microtraumi cumulativi, affaticamento, infiammazione e lesioni croniche.
In Italia, le malattie professionali del sistema osteo‑muscolare da sovraccarico rappresentano spesso la quota maggiore delle patologie denunciate.
Il D. Lgs. 81/08, nel Titolo VI, e in particolare l’Allegato XXXIII, richiama la necessità di valutare e gestire i rischi da movimentazione manuale, includendo (seppure implicitamente) i movimenti ripetitivi degli arti superiori.
Metodi di valutazione e l’indice OCRA
Per valutare in modo analitico il rischio da movimenti ripetitivi, la norma tecnica di riferimento è la UNI ISO 11228‑3 (“Movimentazione manuale – Movimenti ripetitivi”) che suggerisce come metodo preferenziale l’applicazione della metodologia OCRA (Occupational Repetitive Actions).
L’OCRA considera diversi fattori: frequenza delle azioni tecniche, forza richiesta, posture incongrue, durata del compito ripetitivo, tempi di recupero e fattori complementari al fine di determinare l’indice di rischio associato all’esecuzione di movimenti ripetitivi degli arti superiori.
Principi generali di mitigazione e priorità di intervento
Per ridurre l’indice OCRA e il rischio associato, è utile seguire un principio di gerarchia degli interventi, che è analogo al classico approccio di riduzione dei rischi professionali ( es. eliminazione, sostituzione, progettazione, organizzazione del lavoro, formazione, etc.):
– eliminazione o riduzione del compito ripetitivo
– riduzione delle esposizioni residue tramite misure strutturali/ergonomiche
– organizzazione del lavoro (pause, rotazioni, carichi temporali)
– formazione e sensibilizzazione
– verifica, monitoraggio e miglioramento continuo
Fattori che migliorano le condizioni lavorative
Migliorare concretamente le condizioni di lavoro nei contesti caratterizzati da compiti ripetitivi significa innanzitutto cambiare prospettiva: non si tratta solo di “aggiungere pause”, ma di ripensare l’intero equilibrio fra uomo, macchina e organizzazione.
Il primo passo è il coinvolgimento diretto dei lavoratori: sono loro a conoscere davvero i compiti lavorativi, le difficoltà e le soluzioni pratiche. Includerli nel processo di analisi e miglioramento non è solo una buona prassi partecipativa, ma un vero moltiplicatore di efficacia. Allo stesso modo, il sostegno della direzione aziendale è determinante: senza una cultura organizzativa che dia valore al benessere ergonomico, anche la migliore misura tecnica rischia di restare priva di concreta attuazione.
Infine, un ambiente che favorisce la flessibilità (es. postazioni regolabili, utensili personalizzabili, spazi adattabili, etc.) è ciò che consente di mantenere il lavoro sostenibile nel tempo, riducendo gli infortuni e malattie professionali preservando salute, sicurezza e produttività.
Raccomandazioni per l’azienda
Ogni realtà produttiva dovrebbe avviare un percorso strutturato di analisi e miglioramento, partendo da una valutazione iniziale con check‑list OCRA per individuare le aree più critiche.
Gli interventi più efficaci sono quelli che agiscono alla radice come la riprogettazione dei compiti lavorativi, automatizzare i compiti ripetitivi e integrare sistemi di lavoro ergonomici. Tuttavia, quando non è possibile modificare i processi lavorativi diventa essenziale intervenire sugli aspetti organizzativi: alternanza, rotazione, pause programmate e formazione continua. Il monitoraggio costante, unito alla collaborazione tra RSPP, medici competenti, preposti, garantisce un miglioramento reale e duraturo.
Il sovraccarico biomeccanico non è un destino inevitabile del lavoro manuale, ma una sfida tecnica e culturale che si può vincere. Trasformare i compiti ripetitivi in gesti sostenibili significa investire non solo nella salute dei lavoratori, ma nella qualità del lavoro stesso: una scelta che distingue le aziende attente da quelle che si limitano al minimo normativo.
In fondo, dietro ogni miglioramento ergonomico c’è una visione più grande: quella di una organizzazione che non logora chi la fa funzionare, ma lo valorizza.
Contributo tecnico di: Dott. Mirko Stasio Donatelli – Responsabile Tecnico – Agenzia Nazionale Sicurezza sul Lavoro